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Ipercolesterolemia: strategie terapeutiche per la prevenzione di aterosclerosi e rischio cardiovascolare

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Che cos’è l’aterosclerosi?

L’aterosclerosi è un’infiammazione cronica caratterizzata da alterazioni della parete delle arterie di grosso e medio calibro che perdono la propria elasticità, a causa della formazione di placche contenentigrassi, colesterolo, calcio e altre sostanze circolanti nel sangue.

L’aterosclerosi è causata dal concorso di molteplici fattori: alcuni non modificabili, come età, sesso e genetica, e altri modificabili, come ipercolesterolemia totale e LDL, bassi livelli di colesterolo HDL, ipertensione, obesità, diabete, iperomocisteinemia, fumo e sedentarietà.

L’aterosclerosi si sviluppa nel corso dei decenni in silenzio, senza dare alcun sintomo. Quando i primi segnali compaiono, in genere dopo i 40-50 anni, la situazione delle arterie è di norma già compromessa e il rischio di complicanze cardiovascolari, a volte fatali, diventa molto elevato.

Le manifestazioni cliniche dell’aterosclerosi rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. In Italia, il 44% dei decessi è determinato da malattie cardiovascolari; in particolare il 30% è dovuto a infarto del miocardio e il 31% all’ictus, entrambe patologie associate all’aterosclerosi.

Si stima che 3 milioni di italiani siano affetti da una malattia cardiovascolare: ogni anno si verificano 200mila nuovi casi di infarto del miocardio, di cui 36mila sono fatali, 50mila decessi per morte improvvisa e 130mila nuovi casi di ictus, di cui 60mila sono causa di decesso.

Quali sono i sintomi dell’aterosclerosi?

Nell’aterosclerosi le arterie compromesse sono talmente ristrette oppure ostruite da non essere più in grado di rifornire gli organi e i tessuti con un flusso di sangue adeguato. Il ridotto apporto di sangue e, conseguentemente, di ossigeno ai tessuti (ischemia) provoca sintomi e conseguenze diverse a seconda del distretto anatomico interessato: quando i fenomeni ischemici dovuti all’aterosclerosi interessano le arterie coronarie che irrorano il cuore, possono verificarsi angina pectoris e infarto del miocardio. Nel caso in cui le arterie coinvolte dal processo aterosclerotico sono quelle cerebrali, si può avere un attacco ischemico transitorio o un ictus con paralisi persistenti, differentemente quando a essere colpite sono le arterie femorali, che irrorano gli arti inferiori, può insorgere un dolore intermittente alle gambe durante la marcia (claudicatio intermittes) che può aggravarsi ed evolvere sino alla gangrena delle gambe. Infine, se i vasi coinvolti sono quelli intestinali (arterie mesenteriche) si può instaurare una condizione caratterizzata da dolore addominale associato alla digestione oppure un quadro di infarto intestinale.
Ulteriori conseguenze dell’aterosclerosi sono rappresentate da alterazioni della funzionalità del rene, della retina, disfunzione erettile, aneurismi ed emorragie.

Come prevenire o affrontare le conseguenze dell’aterosclerosi?

Negli ultimi decenni, grazie ai programmi di prevenzione, mirati all’eliminazione dei fattori di rischio modificabili (cambiamento dello stile di vita, riduzione del peso, abolizione del fumo, terapia antipertensiva, trattamento di diabete)e allo sviluppo di terapie ipolipemizzanti, efficaci nella riduzione dell’ipercolesterolemia, si è assistito a una riduzione dei decessi e delle disabilità derivanti dall’aterosclerosi. Il ruolo di “protagonisti” in queste terapie è stato ed è tuttora rivestito da una categoria ampia e importante: le statine. Questi farmaci ipolipemizzanti possono essere suddivisi in due gruppi: statine naturali (Lovastatina, Pravastatina, Simvastatina) e statine sintetiche (Atorvastatina, Fluvastatina, Rosuvastatina).

La terapia con statine consente di ridurre i livelli di colesterolo abnormemente aumentatie anche le dimensioni delle placche aterosclerotiche, per prevenire danni cardio-cerebro-vascolari causati dall’aterosclerosi nei soggetti a rischio (prevenzione primaria) e in tutti quei soggetti che abbiano già avuto un evento (es. infarto, ictus) (prevenzione secondaria).

Numerose evidenze scientifiche dimostrano che ad ogni abbassamento del colesterolo LDL di circa 40 mg/dl, ottenuto in corso di trattamento con una qualsiasi statina, corrisponde una riduzione del rischio relativo di eventi cardiaci di natura ischemica di circa il 25%, del rischio di morte da tutte le cause del 10% e del rischio di ictus del 17%.1,2Quanto maggiore è il rischio cardiovascolare iniziale, tanto più consistente sarà il beneficio. Le statine si sono dimostrate estremamente sicure nella stragrande maggioranza dei pazienti che ne fanno uso.

Proprio in base alle evidenze scientifiche sopra riportate, in tutti i Paesi occidentali si è assistito a un progressivo incremento delle prescrizioni per questi farmaci.

È compito del medico scegliere la tipologia di farmaco ipolipemizzante e la posologia più indicate per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato e alla sua risposta alla cura.

Bibliografia

  1. Reiner Z, Catapano AL, De Backer G, et al. ESC/EAS Guidelines for the manage-ment of dyslipidaemias: the Task Force for the Management of Dyslipidaemias of the European Society of Cardiology (ESC) and the European Atherosclerosis Society (EAS Eur Heart J 2011;32:1769-818.
  2. Cholesterol Treatment Trialists’ (CTT) Collaboration. Efficacy and safety of more intensive lowering of LDL cholesterol: a meta-analysis of data from 170,000 par-ticipants in 26 randomised trials. Lancet 2010;376:1670-81

 

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