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Ictus: la Giornata Mondiale 2021

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L’ictus è la seconda causa di morte nel mondo (1) e la terza in Italia dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie (il 10-12% di tutti i decessi per anno si verifica dopo un ictus) e rappresenta la principale causa d’invalidità e la seconda causa di demenza (2).

L’ictus conta in Italia circa 200.000 casi ogni anno, di cui l’80% sono nuovi episodi e il 20% recidive.

L’ictus è un’urgenza medica che richiede un ricovero immediato in ospedale (stroke unit) e di una terapia specifica a seconda che si tratti di ictus ischemico o emorragico.

Un aspetto molto importante riguarda le complicanze post-ictus: infatti dopo un ictus possono comparire disturbi ansiosi, dell’umore (depressione, in particolare), disturbi psicotici, labilità emotiva, apatia e decadimento generale delle funzioni cognitive (demenza post-ictus).

Secondo l’American Heart Association, quasi la metà dei sopravvissuti a ictus ischemico con più di 65 anni sperimentano deficit cognitivi. L’incidenza dei deficit cognitivi triplica dopo l’ictus e circa un quarto dei pazienti di ictus progredisce dal deterioramento cognitivo alla demenza.

Il decadimento delle funzioni cognitive, interferendo con la partecipazione attiva del paziente e con la sua capacità di apprendimento, ne può fortemente condizionare il programma riabilitativo, compromettendo il recupero funzionale.

È pertanto necessario che sia correttamente e tempestivamente indagato, diagnosticato e trattato allo scopo di ridurne gli effetti clinici negativi.

Per il trattamento dei disturbi cognitivi post-stroke sono state proposte diverse strategie terapeutiche per tentare di influenzare clinicamente il decorso della patologia: tali strategie puntano a modulare farmacologicamente alcuni dei meccanismi patologici che ne stanno alla base. 


Recentemente AIFA ha concesso la registrazione a farmaco ad un prodotto a base di citicolina orale con
indicazione specifica nel trattamento dei disturbi neurologici e cognitivi associati ad accidenti cerebrovascolari ed a lesioni cerebrali traumatiche. 

Citicolina infatti ha dimostrato in diversi trial randomizzati di rallentare l’evoluzione dei sintomi cognitivi, migliorando anche il tono dell’umore e la qualità della vita dei pazienti trattati.

A tal proposito ricordiamo un’interessante evidenza (3) che vede l’utilizzo di citicolina orale 1 g/die in pazienti con decadimento cognitivo post- stroke.

Rispetto al gruppo di confronto l’aggiunta di citicolina ha portato un miglioramento statisticamente significativo delle funzioni cognitive del paziente misurabile attraverso il punteggio della GCI sia a 6 mesi, sia a lungo termine (12 e 24 mesi) ed ad un miglioramento statisticamente significativo della qualità di vita del paziente misurabile attraverso il punteggio alla EuroQoL-5D in tutti i sottogruppi di età.

Per saperne di più clicca sui link che portano agli studi citati:

  1. WHO’s Global Health Estimates
  2. Istituto Superiore di Sanità
  3. Long-Term Treatment with Citicoline Prevents Cognitive Decline and Predicts a Better Quality of Life after a First Ischemic Stroke

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