La Uremia (è la quantità di acidi urici presente nel sangue) rappresenta, oggi, una patologia che colpisce una percentuale di popolazione molto più elevata (650 pazienti per milione di abitanti) rispetto alla metà del ‘900.
Ciò non dipende dall’aumento delle nefropatie ma dall’invecchiamento della popolazione e dal miglioramento delle tecniche diagnostiche.

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    Oggi il paziente va meno in insufficienza renale causa glomerulonefriti ma molto di più in conseguenza di malattie vascolari o di polipatologie (diabete etc).
    Il paziente del 2000 è generalmente di età media con problemi cardiovascolari da aterosclerosi, iperteso e con dismetabolismo lipidico e glucidico.
    Quando il filtrato glomerulare è <60ml/ora il paziente si trova in una “zona” nella quale può essere pilotato dal medico curante, dal nefrologo e dal dietista su un binario che prevede cambio di alcuni stili di vita, controlli medici costanti e alimentazione corretta con attenzione alla quota giornaliera di proteine introdotte e, in supporto, si consiglia l’uso di alimenti ipo/aproteici.
    Sino a valori attorno ai 30ml/ora di filtrato glomerulare nefrologi e dietisti possono correggere gli errori e “tenere” il paziente uremico in trattamento “conservativo” senza dover inserirlo in dialisi peritoneale prima e in emodialisi poi.
    Con valori di filtrato glomerulare <20-25 ml/ora l’opzione è la dialisi e, per i pazienti al di sotto dei 65 anni, l’ingresso nell’elenco dei pazienti da sottoporre a trapianto di rene.